11 Settembre

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Formazione in Marketing per Psicologi

11 settembre 1919 – muore Géza Csáth

géza-csáthA Kelebia, il 11 settembre 1919 muore Géza Csáth: Scrittore e Psichiatra ungherese; il primo ad introdurre le teorie freudiane in Ungheria.

Csáth indaga l’essere umano, le sue paure (allegoricamente e simbolicamente) partendo da studi psicoanalitici. La sua scrittura estremamente musicale (fu anche musicologo) viene sempre più spesso messa in musica da compositori contemporanei.

Cháth è attratto dalle droghe che sperimenta su se stesso per provarne gli effetti. Ne diventa dipendente, in particolare della morfina, e deve spesso curarsi; diventa paranoico.

La sua esistenza, caratterizzata da un’acuta morfinomania, finisce bruscamente con il suicidio a 31 anni.

In genere le vecchie impressioni non rielaborate riaffiorano in una specie di libera associazione di idee
Géza Csáth

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11 settembre 1966 – muore Eva Justin

eva-justinA Offenbach am Main, il 11 settembre 1966 muore Eva Justin: Psicologa e Antropologa tedesca.

Fu una delle più attive collaboratrici di Robert Ritter, il teorico della razza che, durante il regime nazista, diresse il Centro di ricerca per l’Igiene e la Razza.

Come assistente particolare di Ritter si distinse per le teorie discriminatorie sugli zingari: classificarono circa 30.000 zingari, ricostruendo alberi genealogici accompagnati da storie di singoli individui con foto, documenti ufficiali, misure e altri dati fisici e giunsero alla conclusione che gli zingari in quanto gruppo erano degenerati, criminali e asociali e che questa loro natura era ereditaria.
Essi erano inoltre convinti che l’impulso degli zingari a viaggiare fosse ereditari.

La classificazione scientifica di Ritter e della sua equipe avviò gli zingari, prima ai campi di concentramento e alla loro sterilizzazione e poi al genocidio (Porajmos) quando a decine di migliaia trovarono in quei campi la morte, come ad Auschwitz o a Chełmno.

I Rom: Indegni individui primitivi
Eva Justin

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11 settembre 1974 – muore René Spitz

rene-spitzA Denver, il 11 settembre 1974 muore René Arpad Spitz: Psicoanalista austriaco naturalizzato statunitense.

Spitz valorizzò il ruolo formativo della madre tramite l’osservazione diretta dell’interazione madre-bambino.

Egli affermò che lo sviluppo infantile non avviene in modo lineare, ma per stadi: lo “stadio pre-oggettuale” (alla nascita), nel bambino si osservano fenomeni/sorrisi connessi non a stimoli esterni, lo “stadio dell’oggetto precursore” (tra i tre e i cinque mesi) il neonato sorride indifferentemente alla comparsa di un viso noto. Questa fase detta “del sorriso indiscriminato” è un periodo critico in cui si formano i legami sociali.
A partire dai 6 mesi, i bambini sorridono solo in presenza di visi conosciuti.

Spitz, reso famoso dai suoi studi sui bambini ospedalizzati, quindi in situazioni di deprivazione di stimoli, elaborò la teoria sulla depressione anaclitica e descrisse in ordine progressivo i comportamenti di bambini che vengono separati dalla persona che si prendeva cura di loro.
Tali comportamenti furono: primo mese: lamentele e richiami; secondo mese: pianto e perdita di peso; terzo mese: rifiuto del contatto fisico, insonnia, ritardo nello sviluppo motorio, assenza di mimica, perdita continua di peso. Dopo il terzo mese: cessazione del pianto, stato letargico.

Questi sintomi scompariranno solo quando il bambino ritrova la madre o trova qualcuno che voglia prendersi cura di lui. Un trauma del genere non si risolve del tutto in poco tempo, anzi qualora non dovesse essere superato Spitz afferma, e dimostra, la presenza di ritardi di sviluppo nella totalità dei soggetti osservati e di un aumento del tasso di mortalità.


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