15 Settembre

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Formazione in Marketing per Psicologi

15 settembre 1920 – muore Roberto Ardigò

Roberto-ArdigoA Mantova, il 15 settembre 1920 muore Roberto Ardigò: Psicologo, Filosofo e Pedagogista italiano.

Fu il massimo esponente del positivismo italiano. Considerato come il più sistematico dei positivisti italiani, riprese nelle sue opere, almeno in parte, le idee di Auguste Comte e costruì un sistema che corrispondeva alle idee del positivismo europeo, senza però – secondo i critici – suffragarle con autentica cultura scientifica.

Inizialmente sacerdote e teologo cattolico, si allontanò dalla religione e abbandonò l’abito talare, divenendo ateo e positivista, e subendo la scomunica. Insegnante di storia della filosofia per 28 anni all’Università di Padova, contribuì anche alla diffusione dell’evoluzionismo di Darwin nella scuola italiana (nonché quello antropologico), alla nascente psicologia moderna e alla nuova pedagogia. Morì suicida all’età di 92 anni, dopo un lungo periodo di declino fisico.

L’inconoscibile di oggi è il conosciuto di domani
Roberto Ardigò

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15 settembre 1942 – muore Julius Spier

julius-philipp-spierAd Amsterdam, il 15 settembre 1942 muore Julius Spier: Psicologo e Psicoterapeuta tedesco.

Era uno Psicanalista particolare che non apparteneva a nessuna scuola ed era più propriamente uno Psicochirologo, fondatore della psicochirologia, allievo di Jung e studioso della psiche.

Spier, tuttavia, uscì fuori dai confini della psicoanalisi dell’epoca. Spier voleva capire la persona umana attraverso l’analisi delle linee della mano su cui per lui era segnato il piano del destino dell’individuo.

Su sua indicazione fu scritto da Esther Hillesum (scrittrice olandese di origine ebraica, vittima della Shoah e paziente di Spier) il famoso “diario“: un dettagliato resoconto, oggi importante documento sui campi di sterminio.

Julius Spier morì il giorno prima di essere inviato al campo di smistamento nazista di Westerbork nei Paesi Bassi, tappa obbligata per gli ebrei olandesi verso il campo di sterminio di Auschwitz, nell’attuale Polonia.

Trovo bella la vita, e mi sento libera. I cieli si stendono dentro di me come sopra di me. Credo in Dio e negli uomini e oso dirlo senza falso pudore. La vita è difficile, ma non è grave. Dobbiamo prendere sul serio il nostro lato serio, il resto verrà allora da sé: e “lavorare sé stessi” non è proprio una forma di individualismo malaticcio
Esther Hillesum