La Psicologia e la Rete: il ruolo dello Psicologo in Internet

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Formazione in Marketing per Psicologi

Mi è capitato tra le mani questo vecchio articolo che ho scritto nell’ormai lontano 2004 in merito al ruolo dello Psicologo in Internet. Una vita se pensiamo alla veloce evoluzione della rete. Basti considerare che LinkedIn nasce nel Maggio 2003, Facebook nel Febbraio 2004 e Twitter nel Luglio 2006… praticamente quella che possiamo definire “rivoluzione” dei social network non era nemmeno cominciata!

Tuttavia trovo ci siano ancora degli spunti di riflessione molto interessanti per chi si appresta a promuovere la professione di Psicologo in Internet.

Aspetto che fa riflettere: Internet corre velocemente… ma la nostra categoria professionale fa abbastanza per restare al passo?

Ecco l’articolo:

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LA PSICOLOGIA E LA RETE

È impossibile essere esaustivi nel descrivere le occasioni che il mondo digitale potrà in futuro offrire allo psicologo. Solo il confronto fra colleghi, fra utenti della rete, professionisti e non, potrà dire a quanti e quali applicazioni ci può portare. La ricerca, la consulenza, la formazione e perché no, la terapia, aspettano solo di essere ri-discusse e ri-vedute sotto la spinta delle profonde innovazioni tecniche e culturali.

Quando alcuni anni fa mi sono avvicinato al web, con particolare interesse e curiosità, stavo appena iniziando ad occuparmi concretamente dello studio della psicologia. Direi che, stranamente, ho sempre associato la psicologia ad Internet, quasi come fossero un’unica cosa, quasi che l’una non potesse prescindere dall’altra. E, riflettendoci, credo proprio che oggi sia cosi.

La società attuale, quella dell’informazione e delle innovazioni tecnologiche, ha cambiato profondamente abitudini, atteggiamenti, comportamenti in base all’utilizzo di questi nuovi strumenti. E la psicologia non può non considerare tutto ciò.

Ricordo che alcuni anni fa in rete non c’erano molti siti web che si occupassero di psicologia, una tendenza ancora oggi presente per la quale chi studia psicologia non si occupa di informatica e l’informatica non si occupa di psicologia. Nonostante tutto però, attualmente sono presenti in rete moltissimi siti monotematici ed alcuni importanti portali di informazione. I temi affrontati coprono tutto il possibile campo di interesse dello psicologo:

  • Nell’ambito clinico. Si possono trovare siti di interesse puramente clinico, dall’alcoolismo alla schizofrenia, dal disturbo ossessivo alla depressione, dai disturbi alimentari a quelli del sonno, fino a comprendere tutta la nosografia riconosciuta. È interessante come siti sullo stesso argomento abbiano spesso una organizzazione diversa e si rivolgano a un pubblico diverso. Così, in riferimento per esempio alla schizofrenia, vi sono siti che intendono fornire le informazioni di base su tale patologia, altri che vogliono essere una guida per gli orientamenti terapeutici, altri ancora che si rivolgono invece prevalentemente alle famiglie;
  • Argomenti generali che possono spaziare dalla intelligenza artificiale agli studi sulla coscienza o la personalità, la storia della psicologia o la metodologia della ricerca;
  • L’accesso alle riviste specializzate, che hanno sempre più frequentemente una loro pagina web con la possibilità di prendere visione degli indici attuali e degli archivi, oltre che di scaricare articoli integrali o sommari;
  • L’accesso a Università e Istituti di ricerca per un aggiornamento nelle varie discipline;
  • Il collegamento con le varie società e gli ordini professionali;
  • Farsi conoscere e presentare il proprio lavoro: sono sempre più numerosi i dipartimenti che utilizzano il Web per mostrare la loro organizzazione e le loro attività, nonché le pagine personali del singolo professionista.

L’esplosione di Internet è stata così rapida da non lasciarci il tempo di studiare in modo sistematico il nuovo mezzo di comunicazione nella sua potenzialità di esercitare effetti dirompenti sul nostro comportamento. Tuttavia, decenni di ricerche sul comportamento umano nelle circostanze più disparate mostrano come modificazioni anche minime dell’ambiente possano indurre le persone cosiddette “normali” a comportarsi in modo differente, a volte con effetti alquanto eclatanti.

In fondo, queste tecnologie sono tecnologie cognitive, cioè tecnologie che aiutano e comunque modificano le attività che gli esseri umani svolgono con la loro testa, non con il loro corpo. Sono tecnologie che servono a comunicare, a conoscere, a capire, a imparare, a interagire con gli altri. Ora, è o non è lo psicologo l’esperto del lavorare con la testa, del comunicare, del conoscere, del capire, dell’imparare, dell’interagire con gli altri?

Quando un essere umano usa queste tecnologie entrano in gioco proprio le capacità di percepire, di coordinare quello che si vede o che si sente con quello che si fa con le mani, di fare attenzione, di ricordare, di apprendere, di ragionare, di comunicare, di agire socialmente, che costituiscono gli ipotetici capitoli di un manuale di psicologia. In effetti, un minimo di familiarità con queste tecnologie e di riflessione su di esse mostrano chiaramente che queste tecnologie invocano l’intervento e il contributo dello psicologo.

Questo non soltanto per il fatto che spesso le nuove tecnologie presentano carenze e difficoltà di uso per i loro utenti che lo psicologo dovrebbe essere professionalmente attrezzato a riconoscere, analizzare, spiegare e possibilmente eliminare. Ma soprattutto perché queste tecnologie sono oggi ancora in pieno sviluppo e probabilmente il loro futuro sarà ancora più innovativo di quello che è stato il loro passato. In questo campo l’innovazione tecnica deve andare di pari passo con l’innovazione nei comportamenti degli utenti.

Proprio per questo l’occasione eccezionale che si offre agli psicologi è quella di partecipare, fornendo un contributo unico e fondamentale, a questo processo di creazione così importante per la nostra società, dando forma ai futuri modi di percepire, di coordinare quello che si percepisce con quello che si fa, di capire, elaborare, creare, comunicare, interagire con gli altri.

Lo psicologo non deve solo intervenire, come si tende a pensare, alla fine del processo di creazione e di produzione di una tecnologia e o di un nuovo prodotto, per verificare se quello che è stato prodotto “funziona” con gli utenti finali, ma deve intervenire all’inizio del processo di creazione e di produzione, per inventare nuovi usi, nuove soluzioni, per introdurre nuove idee.

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Deve inoltre essere sicuramente tenuto in considerazione il fatto che, talvolta, utilizzando Internet, gli esseri umani agiscono e interagiscono in modo piuttosto strano; a volte i suoi effetti sembrano decisamente positivi, altre volte online facciamo cose delle quali poi ci possiamo pentire. Chi usa internet riesce a superare i propri “tabù” tanto da frequentare siti “Imbarazzanti” con disinvoltura. La psicologia può essere cosi aiutata ad abbattere le barriere che limitano l’accesso di una utenza che non si avvicinerebbe mai per le vie tradizionali. Un primo approccio per un pubblico che esiste sicuramente, che ha necessità di incontro ma che è mimetizzato tra i propri tabù.

Dalla completa oscurità, Internet si è rapidamente insinuato nella nostra vita; era un mezzo di comunicazione arcano per ricercatori e accademici, mentre oggi è in grado di sostenere quasi tutte le attività umane, dallo shopping al sesso, fino alla ricerca scientifica.

Lo usiamo per mantenere i contatti con amici e colleghi, per fare scambi e affari, per condurre ricerche, cercare informazioni e addirittura per incontrare sconosciuti.

L’introduzione dei computer aveva fatto pensare all’inizio a un loro uso come a uno strumento per alleviare la fatica e risparmiare tempo, lungi dunque dall’immaginare quelli che sarebbero stati gli sviluppi successivi. Fra questi uno appare veramente particolare, prodotto dal basso prezzo delle tecnologie, e dalle alte velocità di trasmissione: una crescente possibilità di comunicare fra operatori dei vari settori e di dare forma alla pratica attraverso la condivisione dell’informazione.

Il processo è inevitabile, veloce ma non tale da dover essere considerato drammatico da una parte o miracolistico dall’altra. Internet è infatti un mezzo, un mezzo che apre prospettive di grande rilievo, ma pur sempre un mezzo. Un mezzo che va riempito di contenuti. Un mezzo attraverso il quale far passare un’esperienza che occorre possedere. La rete non produce autonomamente conoscenza, né è capace di gestire emozioni, né ancora formula autonomi pensieri. E’ però sempre più capace di veicolare in tempo reale tutto questo senza nulla sottrarre alla realtà dei rapporti che attraverso di essa si instaurano.

In un suo articolo, il dott. Ermete Ronchi [1] ci mette in guardia:”Il word wild web è la grande rete di comunicazione planetaria ma anche, letteralmente, la ragnatela globale. Web è rete, ragnatela, mezzo mediatico ricco di informazioni ma anche di eventi allo stato nascente che, in quanto tali, sono portatori di emozioni ancora senza nome. Queste ultime sono facile preda di un particolare cyber-ragno. Si tratta di quell’aspetto della realtà virtuale che succhia, rinsecchisce e stereotipizza il repertorio di emozioni di chi, non disponendo di competenze adeguate e di capacità di apprendere in stato emotivo di incertezza, resta prigioniero di ciò che appare essendo per questa via indotto a costruirsi un’immagine semplificata del (suo) mondo […]“.

Internet tende a rinforzare e attivare nuovi orizzonti di benessere ma anche nuove patologie; constatiamo come le patologie narcisistiche sono oggi molto più numerose di un tempo. Anche le patologie da dipendenza sono in aumento incluse quelle da dipendenza dalla rete stessa. Internet è in grado di rinforzare perversioni come pedofilia, sadismi etc. ma al tempo stesso è in grado di renderle più visibili e quindi affrontabili.

L’avvento del web costringe a rivedere teorie sociologiche e psicologiche fondate su premesse pre-web. Tra le scienze psicologiche, la psicoanalisi e le scienze psicoterapeutiche, potrebbero essere soggette a una particolare necessaria rivisitazione. Medici, psicologi, operatori sanitari e altri operatori sociali sono infatti coloro che in genere si trovano in prima linea quando le inquietudini, il disagio e la sofferenza giungono su quel particolare confine che può essere al tempo stesso anticamera di nuove incipienti patologie e punto di partenza per cambiamenti qualitativi e trasformazioni evolutive di interesse individuale e collettivo.

Come spiega in un suo interessante articolo il dott. Rolando Ciofi [2], “è inevitabile il fatto, già accade negli Stati Uniti e molti segnali vanno in questa direzione anche in Europa, che presto avremo molti servizi di psicologia e di counseling on line. Ma come ci rapporteremo noi psicologi a trasformazioni radicali dei nostri stessi basilari strumenti di lavoro? Chi opera nel nostro ambito usa, sia pur definendoli in modi talora diversi, due strumenti essenziali, il setting e la relazione interpersonale. Internet ci mette a confronto con la necessità di ripensare in termini drastici e creativi tali strumenti. Potremmo non raccogliere la sfida, arroccarci sulla posizione di retroguardia (certamente non sarebbe difficile darne una razionale giustificazione) tendente a dire che la rete non fa per noi. Che essa è incompatibile con l’essenza stessa del nostro lavoro. Oppure potremmo avviare un processo di ridefinizione di quegli strumenti (penso al concetto di setting, di transfert, di comunicazione terapeutica) che se vorranno passare al futuro dovranno riuscire a rinnovarsi mantenendo nel contempo il loro autentico significato […]“.

Io stesso, in un mio precedente articolo, dedicato alla Psicologia Open (progetto OpenPsy) scrissi che “È impossibile essere esaustivi nel descrivere le occasioni che il mondo digitale potrà in futuro offrire allo psicologo. Solo il confronto fra colleghi, fra utenti della rete, professionisti e non, potrà dire a quanti e quali applicazioni ci può portare. La ricerca, la consulenza, la formazione e perché no, la terapia, aspettano solo di essere ri-discusse e ri-vedute sotto la spinta delle profonde innovazioni tecniche e culturali“.

In realtà la rete non è più solo un luogo di comunicazione, promozione ed accesso alle informazioni utili. Essa è ormai “posto di lavoro”, ufficio, studio, setting. Da qui la necessità di progettare ed attivare servizi che ripensino in senso applicativo le professioni adeguandole alle tecnologie oggi a disposizione. L’informazione on line ha un grande vantaggio rispetto all’informazione su carta o in Tv. Internet permette un aggiornamento continuo, permette di correggere gli errori e di vivere gli umori degli utenti. Inoltre permette un coinvolgimento assoluto dell’utenza, cosa che giornali e televisione non concedono. In Internet il sistema è interattivo e questo rende protagonista l’utente.

E’ quindi, a mio giudizio, fondamentale imparare oggi a interagire efficacemente con la rete, poiché da ciò potrebbe dipendere una parte del nostro futuro come singoli professionisti ma anche come categoria…

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Note:

[1] Ermete Ronchi – Psicologo, Psicoterapeuta, Analista di gruppo.

[2] Rolando Ciofi è un libero professionista. Dal 1993 è segretario generale del MOPI (Movimento Psicologi Indipendenti). Socio Fondatore della SIPAP, membro del Consiglio di Indirizzo e Coordinatore del COP (Comitato di Orientamento Programmatico) della stessa. Tra il 1975 e il 1990 ha ricoperto le cariche di Sindaco, Capo gruppo consiliare, Assessore alla Sanità ed alle Politiche Sociali del Comune di Casole d’Elsa (SI). Dall’aprile 2000 è Presidente del Consiglio di Amministrazione di Vertici srl., di cui è Socio fondatore. Docente in materie psicologiche e Consulente tecnico d’ufficio presso il Tribunale di Firenze. Socio FAIP e SIPs.


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